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 di Angie Rocchi

Chi era George Gordon Byron? Meglio conosciuto come Lord Byron, 6° barone della famiglia, è stato uno dei più grandi poeti del Romanticismo inglese.
Ha molto viaggiato nella sua vita, soprattutto in Italia dove visse sette anni tra Venezia, Ravenna e Pisa.
Ha combattuto nella Guerra d'Indipendenza greca durante la quale contrasse una febbre che lo portò alla morte. I Greci lo venerano come eroe nazionale per aver difeso i loro valori.
La sua vita è stata caratterizzata dalla mancanza di moderazione fin dalla giovane età e dalla sperimentazione di ogni genere di piacere, sport violenti, gioco d'azzardo e relazioni bisessuali.

 

“Quelli che non vogliono ragionare, sono bigotti,
quelli che non possono, sono degli sciocchi,
e quelli che non osano, sono degli schiavi”

(Lord Byron)


Descritto in questi termini ne risulta il ritratto di una personalità complessa e forse, per alcuni, difficile da accettare, soprattutto in un periodo a cavallo tra il '700 e l'800 durante il quale vigeva un rigido codice etico e morale. Quando Byron morì avrebbe dovuto essere sepolto nell'Abbazia di Westminster dove si trova il famoso Poets' Corner, luogo di sepoltura e/o commemorazione dei più grandi scrittori inglesi quali Shakespeare, Dickens, Oscar Wilde, Jane Austen e tanti altri. Ma questo non avvenne poiché l'Abbazia di Westminster rifiutò per motivi di dubbia moralità. Anche la sua statua fu rifiutata dal British Museum, dalla National Gallery e dalla Cattedrale di St. Paul. Solo Il Trinity College di Dublino la volle esporre nella sua famosa biblioteca.
Ma vi offro un altro aspetto di Lord Byron. Da ragazzo, era un giovane dolce, sensibile, affettuoso e giocoso, non si poteva non amarlo. Nascondeva, però, rabbia repressa, attaccamento e ossessione. La deformazione, peraltro non così evidente, del piede destro lo faceva soffrire molto sia psicologicamente che fisicamente. Inoltre, sembra sia stato vittima di abusi da parte di uno degli amanti della “allegra” madre, la qual cosa potrebbe averlo portato a vivere una vita sentimentale e sessuale molto complessa.
Amava molto il nuoto, l'equitazione e gli animali. Il suo amato cane Boatswain, un Terranova, lo accompagnava ovunque e quando al Trinity College gli fu impedito di averlo con sé come da regolamento, Byron portò un orso addomesticato giustificandone la presenza adducendo il fatto che nel regolamento non si parlava di orsi! Quando Boatswain morì, commissionò un imponente monumento funerario in marmo per lui.
Nelle sue svariate dimore in Inghilterra, in Italia, in Svizzera e in Grecia ospitava gatti, cani, cavalli, una volpe, una scimmia, un'aquila, un corvo, un tasso, un falco, pavoni e altri animali che teneva al coperto, in casa, tranne i cavalli, ovviamente!
Attraente, alto circa 1.74, peso che poteva variare dai 60 agli 80 kg a seconda dei periodi di rigida dieta vegetariana alternata a momenti di disturbi alimentari come la bulimia, Byron è conosciuto per aver incarnato due tipi di personaggi, il Byronic Hero e il Dandy.
Il Byronic Hero è una variante dell'eroe romantico anche se ne condivide molti tratti come mancanza di rispetto per le istituzioni, ribelle, un passato misterioso, eccessivo e autodistruttivo, grande talento e passione.
Il Dandy, per antonomasia, ostenta eleganza, un ironico distacco dalla mediocrità e vuole distinguersi dalla massa facendo prevalere il tratto nostalgico di un'aristocrazia in via di estinzione. Il dandismo è ribellione verso le regole e il conformismo. A Byron potremmo attribuire, quindi, la paternità di un atteggiamento moderno dei giovani che si può definire Neodandismo e che esprime attraverso l'abbigliamento tutta la loro esasperazione verso un mondo globalizzato e verso la società.
Al di là di ogni stereotipo, non si può giudicare un anima, io, Byron lo vivo così, spirito sensibile e tormentato che trova la sua capacità nelle “eternal lines”, versi immortali come diceva Shakespeare e di cui voglio condividere questi in particolare:

“Vi è un piacere nei boschi inesplorati
e un'estasi nelle spiagge deserte
vi è una compagnia che nessuno può turbare
presso il mare profondo,
e una musica nel suo ruggito;
non amo meno l'uomo ma di più la natura
dopo questi colloqui dove fuggo
da quel che sono o prima sono stato
per confondermi con l'universo e lì sentire
ciò che mai posso esprimere
né del tutto celare”

George Gordon Byron